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Terra di mare


Da sempre capitale della Divina Costiera, le origini sono ammantate di leggenda: forse romana, forse greca, forse Ercole in persona la scelse come ultima dimora per la leggiadra ninfa Amalfi, perché nelle acque cristalline del suo mare parve rivedere gli occhi di lei... 

Prima Repubblica Marinara, in meno di due secoli diviene la maggiore potenza commerciale e militare dell'alto Tirreno: le sue navi coprono dall'Africa Settentrionale alle coste Siriaco-Palestinesi, fino a Bisanzio. Nei suoi mercati, enormi bazar ove convivono razze e religioni, si scambiano stoffe preziose, spezie, sete ed avorio. L'abate di Montecassino, Desiderio, futuro papa Gregorio VII, ad Amalfi si rifornisce delle stoffe preziose da recare in dono all'imperatore Enrico... 

Amalfi batte moneta propria, il tarì, d'oro e di bronzo; istituisce: le "Tabule Amalphitane" primo codice di navigazione internazionale, e l'uso della bussola, cinese, ma perfezionata da Flavio Gioia; importa e fabbrica la carta bambagina. Nei territori in cui opera, fonda colonie e ambasciate: a Bisanzio, ad Alessandria d'Egitto, il monastero di monte Athos in Grecia. A Gerusalemme un grandioso ospedale, capace di 1000 posti letto, retto da frati guerrieri, gli Ospedalieri di Gerusalemme, poi Ordine dei Cavalieri di Malta. 

Assoggettata dal Guiscardo, verso la metà dell'anno 1000 tenta il riscatto ma, tradita dai suoi stessi alleati, viene annientata, e l'ultimo Duca, Marino Sebaste, deposto; Ormai fedele al Normanno, subisce stavolta i Pisani che, nel 1135 e ancor più nel 1137, la mettono definitivamente in ginocchio. Oramai avvilita e sconfitta, ridotta feudo del Regno, assiste impotente al passaggio di signorie e casate... 

Ormai lontani i fasti ducali, Amalfi e le cittadine della Costa diventano modesti paesi, dediti all'agricoltura ed alla pesca. Resiste, timida, l'attività manifatturiera: carta e stoffe. 

Verso la seconda metà del XIX sec, Amalfi, e la sua Costa, vengono "scoperte" dai grandi viaggiatori tedeschi ed inglesi. Esplode il Grand Tour romantico, attirato dalla natura inviolata e dagli usi della popolazione. Amalfi si prende la sua rivincita, tornando al centro della vita culturale, artistica ed economica europea: ...luogo paradisiaco, da vedere almeno una volta nella vita... 

Dopo quei primi nobili viaggiatori, attori, registi ed avventurieri, popolano la Costa d'Amalfi. Infine arriva la massa, esplode il grande turismo. 

Testimonianze del glorioso passato, le mille chiese, i sontuosi palazzi gentilizi, le piazze, le finestre, bifore, intrecciate di buganvillee, i davanzali marmorei, infuocati di gerani; Iniziamo la nostra visita. 

L'ingresso di Amalfi è guardato dalla bella torre di SAN FRANCESCO, oggi detta "Saracena", dipendenza dell'albergo Luna. L'ostello invece è stato ricavato dall'antico convento, fondato da San Francesco nel 1222. Soppresso a seguito delle leggi eversive, conserva un preziosissimo CHIOSTRO. Annesso al convento è la chiesa di SAN ANTONIO, a picco sul mare. A navata unica, nella cripta si ammirano pregevoli affreschi duecenteschi. Suggestiva la processione navale del Santo, il 13 giugno. Sul costone montano, in alto, troneggia l'ex MONASTERO DELLE BENEDETTINE, fondato nel X sec, nel 1800 venne adattato a cimitero monumentale, sua attuale destinazione. All'imbocco del Viale delle Regioni, lo stupendo pannello ceramico del Cossa, monumento alle gesta amalfitane. Attigua al pannello apre Piazza Municipio, al centro dell'antico rione Campolillo, tra i luoghi meglio conservati nell'antica fisionomia. Quivi, nel palazzo in cui aveva sede il cinquecentesco monastero della SS. Trinità, ha sede il Municipio, l'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, le Poste, la Biblioteca Comunale e, il ricco MUSEO CIVICO. All'interno, tra l' altre cose, i tarì; degli strumenti nautici, tra cui la bussola; una rara copia delle "Tabule Amalphitane"; una antica copia delle "Pandette" giustinianee; l' antico confalone e i costumi della Repubblica indossati durante la Regata Storica, gara remiera tra le quattro maggiori Repubbliche Marinare di un tempo Amalfi, Pisa, Genova, Venezia, che la ospitano alternandosi. Ritornati sui nostri passi, e percorso il bel viale soleggiato, penetriamo nella pittoresca Piazza Duomo. Cuore della cittadina, adorna della bella FONTANA DEL POPOLO, copia della più antica, inghiottita dai marosi, è dominata dall'imponente gradinata della CATTEDRALE DI SANT'ANDREA. Impiantata nel IX sec, nel corso dei secoli ha subito numerosi rifacimenti,
che ne hanno stravolto l'originaria architettura. L'ultimo significativo rimaneggiamento negli ultimi anni del secolo scorso, epoca in cui vene rifatto l'atrio, e l'estasiatica facciata, in stile arabo-normanno di Sicilia. 

A sinistra, non allineato coll'edificio, il Campanile, discretamente conservato nell'antica struttura. Penetriamo all'interno attraverso le superbe porte bronzee, fuse a Costantinopoli nel 1066. In stile tardo-barocco, l'interno è un trionfo di marmi policromi, argenti, preziose tele: mirabolante il soffitto a cassettoni, in oro, riccamente affrescato. Una stretta scala marmorea conduce alla cripta duecentesca. A due navate, con volte a crociera stupendamente ornate, sull'altare domina l'imponente statua bronzea di Sant'Andrea. Sotto di essa, una preziosa urna custodisce, le veneratissime ossa del Santo. Dal duomo si accede all'antica BASILICA DEL CROCIFISSO, il primo duomo. Edificata nel IX sec, tra le imponenti colonne, conserva preziosissimi affreschi trecenteschi. Attualmente sede di conferenze e concerti, ospita il preziosissimo tesoro della Diocesi Amalfitana. Attiguo il CHIOSTRO DEL PARADISO, splendida costruzione arabeggiante, a colonnine binate che sostengono archi intrecciati. Fatto costruire nel 1266-68, dall'arcivescovo Filippo Augustaccio, quale cimitero per cittadini illustri, venne abbandonato agli inizi del secolo XVII e restaurato nel 1908. Attualmente, vi sono raccolti numerosi reperti d'epoca romana e mediovale. 

Discesa la scalinata del duomo, attraversiamo la piazza e, percorriamo un breve e pittoresco supportico. Sul lato esterno si notano due grandi arcate ogivali, ci affacciamo, sono i resti degli antichi ARSENALI DELLA REPUBBLICA. Unico esempio di cantiere navale meridionale, la sua esistenza è attestata già dal XI sec, tuttavia, le dodici arcate attuali sono solo la parte residua delle venti-ventidue che aprivano verso il mare. La costruzione affaccia su di una piazzetta ove avevano sede i fondaci e la Dogana. Su di una parete il superbo pannello ceramico del Rossi, raffigurante i traffici amalfitani. Percorso il corridoio, sbuchiamo nella suggestiva Piazza dei Dogi, e da qui, per mezzo di una ripida scalinata, all'antico Rione Vagliendola. Quivi era la porta occidentale della città, la "Vallenula"(ve ne erano alte quattro, di cui 2 a Sud, verso il mare), e, c'è ancora, la chiesa di SAN BIAGIO, antico possedimento dell'Abbazia di Montecassino. Di impianto alquanto semplice, all'interno conserva pregevoli dipinti cinquecenteschi e, una splendida pavimentazione ceramica della fine del '700. Bellissimo, il piccolo campanile bizantino. Proseguendo dritti, lungo la strada che costeggia il caseggiato, appare il celeberrimo ALBERGO DEI CAPPUCCINI; È stato detto che chi non ha visto Amalfi, non ha visto il mondo. Ma chi non l'ha vista dalla terrazza del Convento dei Cappuccini, non ha visto Amalfi. L'ostello occupa i locali di un antico convento del 1212, fondato da Pietro Capuano al posto della chiesa di S. Pietro a Tozcolo, anteriore al secolo X. Affidato ai Cistercensi di Fossanova e più tardi abbandonato, il convento nel 1583 concesso ai Cappuccini venne soppresso nel 1815. Parte dell'edificio è andata distrutta dalle frane, abbastanza conservati tuttavia, il bellissimo chiostro del XIII sec e, la magnifica loggia fiorita. Da questo punto si gode una panoramica incantevole, Amalfi somiglia ad un presepe: le candide case inframmezzate dai limoni e dagli olivi, digradanti verso la strada, che si tuffa nel mare...dai quali si abbraccia uno splendido panorama su Amalfi e sulla sua costa. 

Risulta impossibile visitare i mille bellissimi monumenti ma, certamente, non si può evitare una passeggiata alla celeberrima VALLE DEI MULINI. Giudicato dai viaggiatori romantici uno dei più splendidi siti del mondo, lungo la valle del Chiarito, così è detto il torrente che l'attraversa, nascevano una moltitudine di ferriere, cartiere, fabbrichette di ceramica e mulini. Uno scenario immortalato dai pittori tedeschi, purtroppo in gran parte perduto, per via della modernità. Una evoluzione, a parer mio discutibile, ma che l'amore di alcuni uomini ha in parte fermato, salvando pezzi, seppur piccoli, di questo tesoro. Mi riferisco allo stupendo MUSEO DELLA CARTA A MANO DI AMALFI, sorto nei locali della vecchia cartiera Milano. Scampate all'abbandono, si ammirano, ancora funzionanti, gli antichi congegni per produrre i preziosi fogli, al piano superiore invece, è in allestimento un'intera biblioteca dedicata all'antica arte.....; più a monte invece, troviamo il MUSEO DELL'ARTE CONTADINA, ove si ammira una cospicua raccolta di attrezzi agricoli usati in Costiera Amalfitana negli ultimi quattro secoli; Più sù la decantata "Valle delle Ferriere", cosiddetta dalle fabbriche che ivi funzionarono fino a poche decine di anni fa. Veri e propri tesori di archeologia industriale. Qui, finalmente, ha visto la luce una tanto agognata oasi naturalistica. L'umidità del torrente Chiarito infatti, ha creato un habitat di tipo subtropicale, ideale per delicati ciclamini, orchidee selvatiche o, per la rarissima Woordvaria radicans, una felce gigante risalente al periodo terziario.... Lasciamo Amalfi. 

Una fitta serie di curve sale a Pogerola, delizioso paesino, in capo ad Amalfi. Qui nasce "il Sentiero degli Dei". In alto, nel verde. Porta a Positano. 

Lungo la costa invece, verso occidente, tra gli ulivi ed i limoni fanno capolino Lone, Pastena e Vettica. Villaggi. Poco più che grappoli di case. 

Più avanti un'imponente torrione cavalca il Capo di Vettica. Negli anni sessanta, mise su villa Sophia Loren. Dietro: Conca dei Marini.

Note

 

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